Oggi, in Europa, l'accesso alle cure per tutti non è rispettato. Cio è particolarmente vero per i richiedenti asilo, gli immigrati irregolari e il loro figli. Ogni volta che delle persone si urtano contro barriere amministrative, leggi restrittive o escludenti, quando esiste incitamento o obbligo di delazione o di pratiche discriminatorie, l'etica dei professionisti della salute è lesa...
In questo contesto, è essenziale riaffermare il nostro attaccamento alla nostra etica professionale e chiedere alle autorità di permetterci di garantire l'accesso alle cure per le persone vulnerabili.
La Dichiarazione europea è già stata promossa in Grecia, Svezia, Francia, Belgio, Germania, Paesi-Bassi e sarà varata in altre nazioni.
Verrà inviata ai ministri della salute in vista del Consiglio dei Ministri della Sanità dell'Unione europea.
Nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea le persone in situazione irregolare incontrano molteplici problemi per l’ accesso alle cure mediche. Ciò è dovuto soprattutto a leggi che riducono o azzerano i rimborsi delle cure sanitarie e alla complessità del sistema, ma anche alla paura di essere denunciati o arrestati, al rifiuto di somministrare le cure o ad altre discriminazioni.
Questa situazione va contro la deontologia medica, secondo la quale ogni individuo ha il diritto di ricevere assistenza sanitaria appropriata senza nessuna forma di discriminazione. Secondo questa deontologia "i medici e altre persone o organismi operanti in ambito sanitario hanno la responsabilità comune di riconoscere e difendere questi diritti". Nel momento in cui una legge, un provvedimento governativo, un’amministrazione o un’istituzione privano i pazienti di tali diritti, i medici devono cercare i mezzi opportuni per garantirli o ripristinarli"*.
Di fronte a questa situazione,
Noi, professionisti della salute,
RIBADIAMO l’adesione ad una deontologia che ci chiede di curare tutti i pazienti senza nessuna discriminazione. Chiediamo di poter esercitare le nostre responsabilità professionali nel pieno rispetto di questa deontologia.
Pertanto,
1. CHIEDIAMO che i medici possano determinare, in una situazione data, quali sono le cure che vanno somministrate al paziente immigrato, senza restrizioni legate alla sua situazione legale (per quanto riguarda la natura e la durata di tali cure), a parita di condizioni con i cittadini dei singoli stati.
2. CHIEDIAMO che le cure mediche per le persone in situazione irregolare siano finanziate da fondi pubblici laddove gli individui in questione non possano farsene carico; chiediamo che vengano eliminati gli ostacoli organizzativi incontrati dai professionisti e dagli istituti sanitari nella somministrazione di cure mediche a persone prive di documenti.
3. RICORDIAMO che il personale medico e gli istituti sanitari sono liberi di somministrare cure alle persone in situazione irregolare: rifiutiamo ogni denuncia alle autorità (preposte all’immigrazione) nonché la criminilizzazione della somministrazione di cure mediche a persone senza documenti.
4. SOTTOLINEIAMO la necessità che sia il personale medico sia le persone in situazione irregolare siano pienamente informate quanto alla possibilità di accesso alle cure mediche per questi ultimi.
*Dichiarazione di Lisbona dell’Associazione Medica Mondiale sui Diritti del Paziente, preambolo (1981 ; aggiornata nel 1995 e nel 2005).